Seven Dials: una miniserie Netflix troppo diversa dallo stile Christie
Sta facendo molto discutere la miniserie Netflix Seven Dials (I sette quadranti) ispirata all’omonimo romanzo di Agatha Christie. Il pubblico pare non averla apprezzata troppo e in rete i giudizi sono molto critici. Dal canto mio non farò nessuna recensione, ma cercherò solo di spiegare le ragioni di tante attese disilluse (almeno le mie).
Seven Dials: una trama a metà tra mistery e spy story
Seven Dials non è uno dei romanzi iconici di Agatha Christie. Già quando uscì, nel 1929, non ebbe un grande successo. Parliamo di un romanzo che appartiene al filone “spy story” della Christie che proprio in quegli anni si era appassionata al genere. Infatti, tra il 1920 (anno di uscita di Poirot a Styles Court) e il 1929, ben cinque dei nove romanzi pubblicati dalla regina del giallo facevano parte di questo filone.
I Sette quadranti era il seguito de Il segreto di Chimneys uscito quattro anni prima. Se ne ritrovano alcuni protagonisti come Lady Eileen (detta Bundle), Lord Caterham, Bill Eversleigh e, ovviamente il sovrintendente Battle. La struttura del romanzo non è quella tipica del mistery di cui la Zia Agatha è maestra ma è un mix tra l’enigma e la spy story. A differenza di tanti romanzi della Christie, quindi, l’avventura e l’intrigo hanno una preponderanza maggiore rispetto all’enigma.
Questa premessa era fondamentale per comprendere il contesto in cui si è deciso di dare vita alla serie Netflix.
Miniserie con scenario differente
Due sono gli elementi di rottura tra il romanzo di Agatha Christie e la serie Netflix. Il più importante è cambio di prospettiva. Nella serie tv Bundle è l’assoluta protagonista della trama. Tutto ciò che lo spettatore vede lo fa attraverso i suoi occhi. In Seven Dials della Christie, invece, non c’è un protagonista unico, anche se l’indagine viene condotta dal sovrintendente Battle che in tv è solo un comprimario.
Tutto ciò si traduce in una trama più personale e profonda rispetto a quello della Christie, il che è un bene, perché uno dei punti deboli del romanzo è forse l’eccesso di personaggi che interagiscono. Insomma, nella storia originale è palese la mancanza di un protagonista che funga da catalizzatore.
Il secondo punto di rottura è però in negativo. La trama ha mantenuto in gran parte l’impianto originale, ma ne ha stravolto il contenuto. Valga per tutti un esempio: nel Seven Dials originario Lord Caterham è vivo e vegeto e non è certo un uomo d’azione, ma un classico signorotto di campagna. Allo stesso modo Lady Caterham è un personaggio del tutto secondario e non ha alcun ruolo nel mistero. Nella miniserie, invece, Helena Bonham Carter dà vita a un personaggio centrale nella vicenda.
Allo stesso modo, il sovrintendente Battle passa da risolutore dell’enigma a mera spalla di Bundle. La miniserie accentua in maniera decisa la parte spy del romanzo, con molta più azione rispetto al libro e alla fine si scopre anche un complotto internazionale di più ampie proporzioni. Insomma: la parte mistery, già presente in parte minima nel libro, è stata praticamente accantonata nella miniserie.
Probabilmente il mancato successo di Seven Dials risiede nei tanti fattori che abbiamo enunciato. Diciamo che, tra i tanti romanzi della Christie, è uno di quelli che si presta meno a una trasposizione di successo proprio perché fa parte di una epoca in cui Agatha Christie, che pure aveva già firmato un capolavoro come L’Assassinio di Roger Ackroyd, non aveva ancora quella maturità stilistica che la porterà a diventare la Regina del giallo.
Consigliato o no?
Nonostante le debolezze di cui abbiamo parlato, Seven Dials rimane una miniserie godibile. Gli attori sono la parte forte del film perché danno vita a un’interpretazione magistrale, ma anche l’atmosfera fa il suo. Sembra realmente di essere trasportati negli anni venti del novecento.
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