Fermate il boia
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Fermate il boia: un caso banale con mille sfaccettature

Fermate il boia, conosciuto in inglese con il titolo di Mrs McGinty’s Dead, è un romanzo del 1952 di Agatha Christie con protagonista Hercule Poirot. In questo romanzo, la Christie effettua un esperimento molto interessante: prendere un caso molto banale, come l’omicidio di una domestica e trasformarlo in un intricato gioco a incastro. Si tratta di un esperimento che la Regina del Giallo aveva già sperimentato in un racconto. Parliamo de L’avventura della cuoca di Clapham, pubblicato nella raccolta I primi casi di Poirot. Anche in quel caso un fatto apparentemente banale riguardante una domestica si tramutava in una storia di ben altro spessore.

Fermate il boia: l’esperimento di Agatha Christie

In Fermate il boia, Poirot è immerso nell’atmosfera di un piccolo villaggio inglese, Broadhinny, dove un uomo è accusato dell’omicidio della sua padrona di casa, Mrs McGinthy. L’uomo è stato condannato a morte e il piccolo detective belga è chiamato a indagare. Fatto curioso è che chi chiede il suo aiuto è l’uomo che ha incastrato l’omicida, il sovrintendente Spence. Il presunto omicida, James Bentley, è un uomo odioso e che non fa nulla per scagionarsi. Eppure, Poirot prova a dimostrare la sua innocenza.

Nella prima parte del romanzo assistiamo a un Poirot sofferente, sia per le condizioni in cui è costretto a vivere in una pensione terribile dal punto di vista dell’ordine, della cucina e dell’igiene, sia perché non riesce a trovare un indizio che lo porti su una pista differente da quella della polizia. D’un tratto, però, cambia tutto. Una boccetta d’inchiostro mette il piccolo investigatore belga sulla strada giusta e da quel momento si assiste alla vera caccia all’assassino.

Nella seconda parte del romanzo, Poirot prova a districare la rete di inganni e bugie del villaggio di Broadhinny e arriva a scoprire più di un segreto. L’evoluzione della storia è il vero punto di forza del romanzo perché mostra come si possa costruire una storia intrigante partendo da una base banale e da un indizio apparentemente inutile. La Christie guida lentamente il lettore in un crescendo di tensione fino alla soluzione finale con maestria.

Le mille facce del mistery

Con Fermate il boia Agatha Christie firma una storia diversa dalle altre. Si tratta di uno dei pochi romanzi di cui la vittima non interagisce se non nei ricordi degli altri personaggi. Di fatto il lettore non conosce nulla della personalità della zitella, se non ciò che viene raccontato. Per questo riuscire a farsi un’idea di come e perché Miss McGinty sia stata uccisa risulta ancora più complicata. La Christie gioca benissimo con lo stato di ignoranza del lettore sulla vicenda e tesse una fitta rete di sospetti in un paesino apparentemente idilliaco.

L’ambientazione sembra perfetta per Miss Marple, ma la regina del giallo sceglie Poirot per la sua storia e decide di affiancargli il suo alter ego, quella Ariadne Oliver già apparsa in Carte in tavola e che sarà protagonista di altri romanzi. L’esuberante scrittrice di gialli è perfetta per fare da contraltare alle capacità del belga. Tanto è esuberante la Oliver, quando misurato il detective. I colpi di scena finali (notare il plurale) rendono Fermate il boia un esempio perfetto delle tecniche narrative della Christie, l’unica capace di trarre da avvenimenti banali un mistery di successo.

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