Assassinio sull'Orient Express
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Assassinio sull’Orient Express, un’indagine lunga… un giorno

Assassinio sull’Orient Express, capolavoro riconosciuto di Agatha Christie, è uno dei romanzi gialli più incredibili della storia del genere. Pubblicato per la prima volta nel 1934 è l’ottavo con protagonista Hercule Poirot. La sua particolarità, oltre che nell’espediente narrativo che non sveleremo, sta nell’arco temporale in cui l’indagine si svolge, un singolo giorno. Si tratta di un dettaglio che spesso viene sottovalutato quando si parla di questo romanzo.

Zia Agatha qui dà un saggio delle sue enormi qualità di scrittrice. Ordine e metodo, come piace a Poirot. Il romanzo è infatti diviso in tre parti. La prima copre un arco di due giorni per circa quaranta pagina di storia. Qui sono presentati tutti i personaggi e vengono poste le basi dell’omicidio. Le altre due parti sono concentrate sulle indagini. Agatha Christie sfida apertamente il lettore alla risoluzione del caso, avendo a disposizione gli stessi indizi di Poirot.

Un ritmo incalzante

Assassinio sull’Orient Express è stato uno dei romanzi della Christie più rappresentati dal cinema. Ovviamente i ritmi cinematografici sono differenti da quelli letterari, quindi in nessuna trasposizione riesce a cogliersi il ritmo incalzante con cui Agatha Christie ha presentato la storia. Di fatto, in questo romanzo ci sono tutti gli elementi del giallo classico: il delitto della camera chiusa, un circolo chiuso di sospettati.

Il lettore, ha a disposizione tutti gli indizi di Poirot, ma non riesce a venire a capo della faccenda perché ogni indagine sembra condurre a un altro mistero. Qui si evidenzia al massimo uno degli aspetti tanto cari alla Regina del giallo: tutti mentono. Nessuno, infatti, è chi dice di essere, tutti tacciono una parte della verità.

Assassinio sull’Orient Express: un puzzle con alcuni pezzi invisibili

Assassinio sull’Orient Express è un puzzle con tanti pezzi, alcuni dei quali sono totalmente invisibili. Poirot trae delle deduzioni che, una volta spiegate, appaiono logiche, ma che, nel momento della lettura del romanzo, il lettore non coglie. Eppure tutto viene presentato in maniera assolutamente ordinata. Tutti ammettono senza ammettere nulla. Questo romanzo è la summa della tecnica di Agatha Christie.

Un finale che dice tutto

Lo stesso finale è qualcosa di unico: Poirot ancora una volta esalta il suo ingegno proponendo due soluzioni e facendo scegliere a altri quale sia quella migliore. Non c’è alcuno giudizio morale esplicito sull’omicidio, per lui è stato un semplice esercizio di ingegno. Non si erge a giudice, ma si limita a prendere atto di ciò che è accaduto.

“Poiché ho prospettato la era soluzione del problema, e cioè la prima, ho l’onore di ritirarmi. Il mio compito è finito”. Con questa frase si chiude il romanzo. Da notare l’espressione “soluzione del problema”, non “colpevole di omicidio”. Per il piccolo belga il caso del’Orient Express è stato solo un modo per dimostrare che le sue celluline grigie sono infallibili e che possono risolvere un caso complesso in un solo giorno. Il resto non ha importanza.

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