Nella mia fine è il mio principio
Giallo/Noir

Nella mia fine è il mio principio: amore, morte e inganni di un romanzo atipico

Nella mia fine è il mio principio (il cui titolo originale è Endless night), è un romanzo di Agatha Christie pubblicato per la prima volta nel 1967. Una delle particolarità di questo libro è quello di essere stato il numero 1.000 pubblicato nella collana Giallo Mondadori. Curiosamente il titolo inglese e quello italiano, fanno riferimento a due citazioni differenti le cui frasi vengono riportate entrambe nel testo. Endless Night (letteralmente infinita notte) è tratto dal poema Auguries of Innocence (Presagi d’innocenza) di William Blake. Nella mia fine è il mio principio, invece, è l’ultimo verso del secondo dei Four Quartets (Quattro quartetti) di T.S. Eliot. Dal punto di vista narrativo, la storia si discosta da quelle classiche della Regina del Mistery perché, non solo non è presente nessuno dei suoi investigatori ricorrenti, ma l’investigazione del caso manca del tutto.

Quali sono le cause del male?

Nella mia fine è il mio principio, non ha come obiettivo scoprire chi ha commesso un delitto, ma vuole indagare principalmente su come può nascere un delitto. Si tratta di una storia che racchiude tanti filoni in sé: magia, superstizione, amore, avidità e, ovviamente morte. Eppure, tutto ciò si può racchiudere in un solo termine: possesso. Agatha Christie amplifica al massimo il significato di questa parola in un racconto dove il protagonista vero e proprio non è fatto di carne e ossa, ma di mattoni. La casa denominata Le Torri o Campo dei zingari aleggia per tutta la storia anche quando non viene nominata o gli avvenimenti non avvengono al suo interno. Da questo luogo si dipana tutto il racconto. Campo dei zingari è un luogo maledetto, pieno di leggende, ma anche il posto dove si incontrano i due protagonisti Michael “Mike” Rogers e Fenella “Ellie” Guteman.

Mike e Ellie sono i protagonisti in carne e ossa del romanzo. Lui scapestrato, egoista e menefreghista, lei ricca, intelligente e determinata. Sembra la classica storia degli opposti che si attraggono, ma è molto di più di questo. Mike e Ellie si muovono in un microcosmo con tanti protagonisti, due in particolare meritano di essere citati. Il primo è Rudolf Santonix, architetto geniale corroso da una malattia incurabile. La seconda è Greta Andersen, accompagnatrice di Ellie. Questi due personaggi, anche quando non appaiono tra le pagine del romanzo fanno valere la loro “presenza scenica” diventando una sorta di “altra coppia” anche se non agiscono mai tra di loro.

Nella mia fine è il mio principio: un esperimento della Christie

Nella mia fine è il mio principio è una sorta di esperimento letterario della Christie. Il suo stile narrativo è molto diverso da quello degli altri romanzi, anche in quelli staccati dal filone degli investigatori seriali. In questo caso Michael Rogers narra le vicende in prima persona, ma più che “viverle” sembra “subirle”. Tutto ciò che accade all’interno delle pagine viene vissuto dal lettore come inevitabile e logico. Anche il solito colpo di scena finale è meno sorprendente che in altri contesti perché assolutamente coerente con la personalità dei personaggi e soprattutto, lineare con i fatti narrati fino a quel momento. Non c’è il solito indizio che il lettore non vede, ma l’investigatore sì. C’è semplicemente una storia da seguire fino alla conclusione inevitabile. Si tratta di qualcosa di unico nel genere della Christie, una sorta di “mosca bianca”.

Per chi è abituato a leggere Agatha Christie, questo romanzo può essere considerato lento, dato che l’omicidio avviene dopo due/terzi della storia. Tuttavia, è proprio l’atto preparatorio all’evento il vero punto di forza della storia. Il lettore lo capisce solo alla fine, ma in realtà viene guidato e accompagnato proprio verso il delitto. Agatha Christie quindi si diverte a scandagliare l’animo umano e a cercare risposte alla domanda: come nasce il male? La risposta, al solito, sorprenderà.

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