L'assassinio di Roger Ackroyd
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L’assassinio di Roger Ackroyd, l’arte dell’inganno è servita

L’Assassinio di Roger Ackroyd, pubblicato per la prima volta nel 1926, quest’anno compie cento anni. Si tratta di uno dei romanzi più iconici di Agatha Christie, inserito al quinto posto nella classifica dei cento romanzi gialli di tutti i tempi del 1900 stilato dalla Crime Writers Association. Il romanzo è la terza avventura di Hercule Poirot, la prima senza Hastings e l’unica in cui Poirot è ufficialmente pensionato.

L’assassinio di Roger Ackroyd: il trionfo della scorrettezza

La storia si svolge a King’s Abbot, un paese che, come scrive il narratore, ovvero il Dottor Sheppard “è grossomodo un villaggio come gli altri” e in cui “passatempi e divertimenti del luogo si possono riassumere in una parola: pettegolezzo”. Tutto scorre lento a King’s Abbot e, dopo un anno da cui si è stabilito lì, nessuno sa chi sia Poirot, nemmeno la pettegolissima Caroline Sheppard, sorella del protagonista. Il piccolo belga ha lasciato l’investigazione e il crimine per darsi alla coltivazione delle zucche, come spesso annunciato nei precedenti romanzi. A sconvolgere i suoi piani di pensionamento interviene l’omicidio del signorotto locale, Roger Ackroyd. Senza il fido Hastings a fargli da spalla, Poirot sembra un po’ spaesato e stringe amicizia con il dottor James Shepard per fungere da “supporto” .

Inizia così uno L’assassinio di Roger Ackroyd, dei romanzi più machiavellici di Agatha Christie. In questo libro ritroviamo diverse tematiche care alla “Signora del Giallo”. Anzitutto, ogni indizio porta a una verità, che, pur non avendo a che fare con il delitto, contribuisce a rendere più torbida la questione e ad aiutare in qualche modo l’assassino. In secondo luogo, Poirot si muove in un contesto più simile a quello di Miss Marple, ovvero un piccolo villaggio che vive di pettegolezzo. Caroline Sheppard può essere vista come un’antesignana della zitella di Saint Mary Mead. C’è poi la parte dell’intreccio: semplicissimo alla fine quando viene svelato, ma talmente diabolico nello sviluppo da “fare fesso” anche il più acuto dei lettori.

Cento anni e non sentirli

L’assassinio di Roger Ackroyd compie cento anni ed è ancora estremamente attuale. Si tratta di un delitto che sarebbe irrisolvibile anche con le tecniche moderne perché c’è una tale serie di concatenamenti naturali, che neanche il CSI riuscirebbe a sventare. Il romanzo trova la sua forza propulsiva nei personaggi, ognuno dei quali sapientemente sfaccettato. La cosa che fa veramente rabbia è che Poirot, come rivela alla fine, arriva alla soluzione praticamente subito e passa gran parte del romanzo a trovare prove a sostegno della sua tesi. Come ci fa notare la Christie alla fine, la soluzione era proprio di fronte agli occhi del lettore. Pensare che in cento anni praticamente nessuno sia arrivato alla soluzione prima della fine fa comprendere la grandezza della storia.

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