La farfalla dalle ali rosse – Una storia nata stanca
La farfalla dalle ali rosse di Armando D’Amaro è il classico esempio di come il giallo italiano non abbia né una scuola, né un metodo. Parliamo di un romanzo in cui l’autore si dimostra stanco fin dall’inizio della scrittura, presentando personaggi assolutamente piatti e riducendo la trama a un caso di pazzia spiegata male.
La farfalla dalle ali rosse: un romanzo senza spessore
La farfalla dalle ali rosse è un caso che ha come protagonista il maresciallo dei carabinieri Corradi. Si tratta del secondo romanzo con questo protagonista e la sua squadra. La storia ruota intorno a un duplice omicidio a Genova, presso il Santuario della Madonnina. Una coppia che si era appartata viene uccisa in modo brutale. Questo è tutto ciò che riempie le 125 pagine del romanzo.
Cosa funziona
L’idea di alternare gli avvenimenti che precedono l’omicidio all’indagine che scaturisce dopo la scoperta del cadavere è narrativamente buona, ma è la sola de La farfalla dalle ali rosse. Lo scopo di D’Amaro era quello di creare un giusto mix tra curiosità di sapere come si è arrivati all’omicidio e di vedere come i carabinieri sarebbero arrivati al colpevole. Dal punto di vista narrativo il meccanismo, però, funziona solo per la parte che precede l’omicidio. Il post delitto è, invece, del tutto raffazzonato e frettoloso, finendo per mortificare l’idea iniziale.
Cosa non funziona
Il maresciallo Corradi è un personaggio piatto e insignificante. Non ha una caratteristica distintiva, nè fisica, nè caratteriale. All’inizio del romanzo sappiamo che è stato ferito nel precedente romanzo e che ha un rapporto complicato con la sua vicina, Iolanda, con cui ha intrecciato una relazione. Non vive il caso, ma si limita a subirlo. Tutto ciò che accade, accadrebbe comunque senza di lui o con un altro individuo. Passa attraverso le pagine come un fantasma, senza lasciare nulla al lettore.
La motivazione dell’omicidio è assolutamente banale. Una vendetta spiegata sbrigativamente senza alcun tipo di approfondimento psicologico. La risoluzione del caso è del tutto fortuita: zero intuizioni, zero indizi, zero tracce. Tutto avviene per inerzia e sbrigativamente, come se l’autore si fosse stancato di scrivere dopo poche pagine e non vedesse l’ora di porre fine a tutto. Anche i personaggi di contorno sono del tutto scialbi e messi così tanto per allungare il brodo.
L’impressione generale che se ne ricava è che si tratti di una storia scritta “tanto per” senza una vera motivazione. Anche il colpo di scena finale che, nelle intenzioni dell’autore, dovrebbe dare drammaticità alla vicenda, finisce solo per essere una forzatura narrativa che non porta a nulla. Insomma: La farfalla dalle ali rosse è un romanzo che non lascia tracce.
Giudizio finale: è un giallo o no?
La farfalla dalle ali rosse, non è un mistery (o un giallo), non è un noir, non è un cozy mistery o un thriller. Si tratta di una storiella con poco mordente e che il lettore scorda un giorno dopo averla letta. In tutti i romanzi, gialli o meno che siano, deve esserci almeno un elemento forte: la storia o i personaggi. Quando si hanno tutti e due si fa en plein. In questo caso si è fatto un disastro perché storia e personaggi risultano del tutto deboli e molto poco credibili. Il lettore non si immedesima in nulla. Il risultato è un prodotto che non lascia il segno.
Il giudizio può apparire duro, ma, da autore di romanzi gialli, tendo a rispettare alcuni criteri quando scrivo una storia. Il primo è quello di presentare una storia di fronte al lettore che appaia credibile in tutti i suoi componenti. Non è sufficiente inserire un morto ammazzato per rendere un romanzo, un giallo o una sua sottocategoria. Esattamente come, a mio giudizio, non è sufficiente far sì che il protagonista sia un rappresentante delle forze dell’ordine. Se la struttura non si regge, se tutto appare raffazzonato e sconclusionato, quel romanzo non può definirsi un giallo. Spesso si compie l’errore di pensare che scrivere un romanzo giallo sia un esercizio semplice. Non è così: tutto deve tornare, tutto deve avere un senso. Il lettore non deve sentirsi insoddisfatto quando termina la lettura. Questo accade con La farfalla dalle ali rosse ed è qualcosa che non si può perdonare.


