Pista Nera
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Pista Nera – L’esordio di Rocco Schiavone con un errore grave nelle prime pagine

Pista Nera è il romanzo che ha segnato l’esordio di Antonio Manzini nella narrativa gialla. Pubblicato da Sellerio nel 2013, si tratta della prima apparizione del vice questore Rocco Schiavone, un personaggio diventato iconico anche grazie alla strepitosa interpretazione di Marco Giallini nell’omonima fiction Rai. La serie di Schiavone mixa il genere del giallo classico con quello del noir. Tuttavia, il primo romanzo è molto deludente dal punto di vista dell’intreccio. C’è infatti, un errore clamoroso nelle prime pagine che potrebbe portare un amante del genere a cestinare da subito il libro.

Pista Nera, un esordio deludente

Chi mi segue ha ormai imparato che prima di essere uno scrittore di gialli, sono un assiduo lettore del genere. Se c’è una cosa che non posso perdonare a uno scrittore del genere è la semplicità dell’intreccio. Manzini commette un errore molto grave nelle prime pagine che di fatto rendono subito identificabile l’assassino. Qui non diremo di cosa si tratta per evitare spoiler a chi vorrà leggere e farsi una propria opinione di Pista Nera, ma a mio giudizio è uno strafalcione imperdonabile per un autore di gialli ed è inconcepibile che neanche gli editor se ne siano accorti.

L’esordio di Rocco Schiavone è quindi deludente per quel che riguarda la trama mistery, ma viene mascherata da un personaggio e da una trama collaterale forti. Il romanzo è molto scenografico e si nota subito l’affinità che l’autore ha con il mondo televisivo. Manzini ha una carriera da attore e Pista Nera è pensata come la sceneggiatura di un film, più che come un romanzo. L’idea di un vice questore originario di Roma allergico alle regole che si ritrova nella fredda Aosta in punizione è vincente. Il fatto di parlare con la moglie morte sa di già visto e rivisto nelle fiction americane, ma funziona.

Rocco è un protagonista a cui è facile affezionarsi, però ha un difetto: quello di fagocitare tutti gli altri personaggi. Nora (amante di Rocco) e Italo Pierron (il suo assistente) ad esempio, sono del tutto inconsistenti e “vivono” solo in funzione del protagonista. La vittima, Leone Miccichè è un cadavere con una storia di cui ci si scorda facilmente e lo stesso dicasi dei possibili sospettati.

Rocco Schiavone: l’anti eroe italiano

Pista Nera è un romanzo che, personalmente non funziona dal punto di vista narrativo per quel che riguarda il caso in sé. Il delitto è banalissimo, il camuffamento elementare e i personaggi che ruotano intorno alla vittima del tutto stereotipati. Ciò che funziona è la figura dell’anti eroe rappresentata da Rocco Schiavone. Si tratta di un personaggio di cui la letteratura e il cinema americano hanno ormai abusato abbondantemente, ma che in Italia rappresenta un unicum.

Nella letteratura gialla italiana i protagonisti sono infatti o poliziotti con problemi che faticano a stare dentro le regole, ma finiscono per seguirle o anti eroi fuori dal circuito della legge e che seguono un loro codice. Un poliziotto che non segue le regole e che ha amicizie con la malavita prima di Schiavone non esisteva. Il grande merito di Manzini sta proprio nell’aver creato questo protagonista. Tuttavia, per me non basta a promuovere il libro.

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